Archetipo viene dal greco antico arché, che significa originale o principio, e típos, che significa modello o marchio. Indica una forma preesistente, una struttura primaria che precede l'esperienza individuale. Filone di Alessandria lo usò per primo nel pensiero filosofico, Platone parlò di idee innate, e Carl Gustav Jung lo introdusse nella psicologia analitica per indicare le immagini predeterminate dell'inconscio collettivo, presenti in ogni essere umano da sempre.
I popoli indigeni hanno sempre usato gli archetipi per dare voce a messaggi, visioni e percezioni che la mente razionale fatica a registrare. La figura dello sciamano, dell'antenato, della madre cosmica, dell'animale guida appartiene a questo livello di linguaggio simbolico. Anche oggi continuiamo a creare archetipi nuovi: ogni cultura li produce dai suoi miti, dai film, dalle figure che ammira o teme. Il costellatore impara a riconoscerli come strumenti del Campo.
In questo modulo attraversiamo gli archetipi dei principali terapeuti e tradizioni sciamaniche, mettendoli in dialogo con la nostra esperienza di costellazione. Quando un archetipo emerge in un campo costellativo, porta con sé un'intera tradizione di significato e ti chiede di lavorare a un livello diverso dal personale. Capire questa profondità è ciò che dà spessore al lavoro del costellatore quantico rispetto a una conversazione terapeutica ordinaria.
Le nostre alunne ci lasciano una testimonianzadella loro esperienza, non solo del primo modulo,ma anche dell’intero percorso.
“Con le costellazioni familiari è stato subito amore a prima vista, ma quando stavo valutando se fare o no il percorso, ho avuto il sentore che fossero un tantino poco neutrali e non più spontanee, insomma qualcosa non mi quadrava.”
Il mio sentire non corrispondeva più tanto a quello di chi mi rappresentava e pian piano mi sono allontanata.Quando una collega mi ha parlato delle costellazioni quantiche, sono andata a un incontro e mi si è aperto un mondo fatto di pura “magia”. Il non sapere l’argomento trattato, il ruolo a te assegnato e il seguire il movimento del campo con assoluta neutralità, ha aperto il mio cuore ed è come se avessi trovato il mio posto. Non potevo credere alla perfezione assoluta del ruolo assegnato, né a quella del movimento. Ero davvero incredula, il campo mostrava tutto con neutralità e amore.Ho deciso che quello era il mio percorso. Che dire… Da quando è iniziato, molto è stato portato alla luce, mostrato con chiarezza e tanto, tanto amore: blocchi, condizionamenti, ferite… Ma la cosa particolare che sento, è che mi sembra un percorso naturale, non so…come la crescita naturale di un bambino. E questo grazie a tutto l’amore e l’accoglienza degli insegnanti e del gruppo. Una famiglia quantica eccezionale. Grazie di cuore, davvero.
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